IL TERRITORIO

Afferiscono alla “Strada del Recioto” 4 comuni: Gambellara, Montebello Vicentino, Montorso Vicentino e Zermeghedo. A seguire una descrizione del territorio:

COMUNE DI GAMBELLARA:

Superficie: 12,89 Kmq.

Abitanti al 31 dicembre 2009: 3.377.

Altitudine: 70m s.l.m.

Altre località: Sorio, Sarmazza, Torri di Confine

Comuni limitrofi: Montebello Vicentino, Montorso Vicentino, Lonigo, San Bonifacio, Monteforte d’Alpone, Roncà, Montecchia di Crosara.

Origine del nome: non è nota, si sono fatte alcune ipotesi: una la vuole di origine longobarda, con significato di “curvatura”, riferita ad un corso d’acqua; oppure dal verbo “gambinare” che significa abbassare i campi asportando terreno, o ancora dal verbo “sgumbillare”, scavare un fosso.

Stemma: è rappresentato da uno scudo araldico sormontato da corona turrita, in campo rosso a sinistra con grappolo d’uva d’oro, gambuto e fogliato di verde, e campo azzurro a destra con obelisco risorgimentale sormontato da stella a quattro punte.

L’origine del paese è incerta anche se sicuramente risalente al periodo longobardo, come è documentato dalla località di Sorio, la quale nel VII rappresentava una fara longobarda. Testimonianze documentarie attendibili nominano il paese di Gambellara intorno al XI secolo quando era presente in loco un munito e ricco castello che costituiva per gli abitanti una valida difesa del confine verso Verona. Il castello fu distrutto il 16 ottobre 1243 dall’esercito di Ezzelino da Romano e non venne più ricostruito. Rimase nel territorio un’unica fortificazione, la torre di Confine, che in epoca segnava il limite dei municipi di Vicenza e Verona che fu bruciata dagli imperiali nella Guerra della Lega di Cambrai (1513).

Successivamente sia Gambellara che Sorio, che appartenevano ai Vescovi di Vicenza, nel 1288 furono donati in feudo ad Antonio Giudice di Sarego. Durante la dominazione degli Scaligeri (1311-1387) Gambellara fu aggregata al territorio di Verona ma nel 1390 veniva restituita a Vicenza, seguendone le sorti.

La posizione geografica e quella strategica hanno spesso coinvolto il paese in lotte per questioni di confine, animando anche fra i due centri di Gambellara e Sorio una continua rivalità che ha caratterizzato la loro storia nei secoli. Il periodo risorgimentale vide il territorio di Sorio testimone nella giornata dell’8 aprile 1848 di un tragico fatto d’armi, chiamato comunemente “battaglia di Sorio” che contrappose la forte armata austriaca, al comando del Maggiore Generale Principe di Liechtenstein, alle forze volontarie di giovani universitari, i cosiddetti “crociati”, per via della croce rossa che portavano sul braccio o sul petto, riunite sotto la guida del Generale Marc’Antonio Sanfermo. Sulle colline che circondano Sorio, oggi, a testimonianza di quel tragico fatto di sangue in cui persero la vita una cinquantina di giovani volontari, rimane un obelisco costruito nel 1868 ad opera dell’architetto Antonio Caregaro Negrin, restaurato nel 1907, che compare anche nello stemma comunale.

Infine, per volontà dell’Imperatore Francesco Giuseppe, sotto il dominio austriaco, con Decreto del 23 Marzo 1858 i due comuni vennero riuniti con il nome definitivo di Gambellara, assegnando tale centro al territorio di Vicenza così come si presenta oggi.

SUGGERIMENTI, ECCO COSA VISITARE:

Chiesa di San Pietro in Gambellara:

ricostruita il secolo scorso ex – novo.

Chiesetta di San Marco:
ha subito diverse ricostruzioni, l’attuale è del XX secolo.

Chiesa di San Giorgio a Sorio:
del 1500.

Obelisco di Sorio:
cippo del 1868, testimone della battaglia di Sorio del 1848.

Palazzo Cera:
del XVIII sec., ristrutturato nel 2003, sede del Consorio Tutela Vini DOC Gambellara, nonché della Strada del Recioto e della Biblioteca Comunale.

Museo della Casa Vinicola Zonin.

COMUNE DI MONTEBELLO VICENTINO:

Comune che conta circa 6650 abitanti e si estende su una superficie di 21,43 Kmq. Con riferimento alle condizioni geografiche, è probabile che significhi “bel monte”.

Nel suo territorio sono state rinvenute tombe preromane e inoltre monete, anfore e marmi di epoca romana. In documenti del secolo XI il paese appare possesso dei conti di Maltraverso. Secondo alcuni storici il castello di Montebello, detto dei Maltraverso e di cui rimangono resti sulla collina, fu donato nel 1154 o 1158 da Federico I di Germania ad Alberto Maltraverso assieme al titolo di conte; da altre fonti pare però che la famiglia possedesse il castello già da tempo, per cui il “dono” non sarebbe stato altro che la conferma di una situazione esistente. Durante le lotte medioevali paese e castello furono più volte saccheggiati.

Nel secolo XIII passarono entrambi sotto Padova, quando questa divenne dominatrice del Vicentino.Tra il 1313 e il 1324 Cangrande della Scala, subentrato ai padovani nel dominio del Vicentino, fece restaurare e rinforzare il castello, che venne smantellato dai veneziani nel ’500. Il paese seguì poi le sorti di Vicenza. Nel 1796 fu teatro di scontri tra gli eserciti napoleonico e austriaco.

SUGGERIMENTI, ECCO COSA VISITARE:

Palazzo comunale. La sua loggia fu eretta nel 1677.

Villa Righi. Risale al tardo ’600.

Villa Baroni. Edificata nel 1707, fu assai rimaneggiata verso il 1850.

Chiesa parrocchiale della Vergine Assunta:
È nominata nel 1205. Riedificata nel 1447 e ricostruita tra il 1776 e il 1791, ebbe la facciata attuale nel 1874.Conserva una scultura lignea del ’400 raffigurante la “Madonna” e dipinti del Maganza (1556-1630 circa) e di Girolamo Ciesa (secolo XVIII).

Oratorio di San Giovanni Battista. Risale al ’400, ma fu restaurato nel secolo scorso. Ha un bel campanile.

Villa Valmarana Zonin. (XVIII secolo).

COMUNE DI MONTORSO VICENTINO:

Il comune di Montorso Vicentino conta circa 3.150 abitanti e si estende su una superficie di 9,23 Kmq, con un’altitudine media di m. 112 s.l.m. (min. 70 – max 400).
Anticamente chiamato “Montursium” o “Montursio”: il toponimo deriverebbe o da “monte” e dal nome proprio romano “Ursius” o “Ursus” oppure dal nome del nobile Orso (appartenente all’antica famiglia Trissino), che avrebbe fatto edificare l’antico castello sul Colle Fratta, ora sede del cimitero, e quindi probabilmente il nome originario era “Castrum Montis Ursi”, da cui l’attuale Montorso.

Le prime notizie certe riguardanti la comunità di Montorso sono legate all’origine del castello, “fortissimo” secondo il Barbarano, costruito tra il X e il XII secolo sul Colle Fratta e distrutto da Ezzelino da Romano nel 1242, restaurato poi dai Padovani come avamposto per frenare l’avanzata degli Scaligeri di Verona. In seguito dominarono i Visconti e, dal 1404, la Repubblica di Venezia. Nel 1513, all’epoca della guerra di Cambrai, il castello fu bruciato dai tedeschi e poi ricostruito dai Vicentini. Quindi il paese passò sotto la dominazione della Repubblica di Venezia e ne seguì le sorti.

Oggi Montorso Vicentino è un ridente centro, con una realtà economica alquanto varia: esistono ancora alcune aziende agricole cui si affianca un notevole numero di attività che operano nei più diversi settori dell’artigianato, dell’industria, del commercio (circa 230 aziende).

SUGGERIMENTI, ECCO COSA VISITARE:

Villa Da Porto – Barbaran
Complesso monumentale, un tempo tra le più sfarzose ville del vicentino. L’edificio è frutto di varie fasi di ristrutturazione, ampliamento e rifacimento effettuate dalla seconda metà del Quattrocento agli inizi del Settecento.

Chiesa di San Marcello
Situata sopra il colle di Bellimadore. Eretta dalla comunità nel secolo XV-XVI, ha la tipica struttura delle chiese costruite dopo il Mille: pianta rettangolare e tetto piuttosto basso. L’attuale campaniletto a vela, di epoca recente, sorge sulle fondamenta di un altro campanile più antico.

Vecchia Torre Campanaria
Dell’antica chiesa parrocchiale (XIII sec.) che si trovava sul colle della Fratta (dove sorgeva prima il castello dei Pilei) rimane in piedi soltanto la torre campanaria che si osserva all’interno del cimitero, con la rustica canna in sassi bianchi e neri.

Chiesa Parrocchiale di San Biagio
Voluta dal rettore del seminario di Vicenza don Giuseppe Dal Pozzolo, eletto alla parrocchia di Montorso nel maggio del 1837, è stata costruita in posizione eminente tra il 1840 e il 1854 ad opera dell’arch. Luigi De Boni. Uno dei più belli esempi di architettura neoclassica del vicentino.

COMUNE DI ZERMEGHEDO:

Il comune di Zermeghedo conta circa 1380 abitanti e si estende su una superficie di 2,97 kmq. Probabilmente il nome “Zermeghedo” è di origine longobarda come testimonia la toponomastica locale, così ricca di termini germanici. Si sarebbe trattato, infatti, di un dislocamento militare dell’armata del re Alboino, posto a difesa della Via Postumia contro eventuali attacchi provenienti da Nord. Re Alboino, ex mercenario dell’esercito Romano d’Oriente, a capo di una massa di uomini, in gran parte Longobardi, convertitosi al Cristianesimo, forse per motivi politici, iniziò il suo lungo cammino, seguito dalla sua gente.

Entrò nel Friuli, percorrendo la statale Postumia, mettendosi ai lati della strada forti capisaldi (fare) destinati a favorire la via di fuga in caso di necessità e ad assicurare i rifornimenti. Una di queste fare fu appunto Zermeghedo costituitasi nel 568 circa, baluardo di difesa a nord contro l’insediamento romano di Arx Janii (Arzignano). Nell’ Ottocento Zermeghedo passò sotto la dominazione dei Franchi succeduti ai Longobardi. Dopo il Mille si svilupparono nella zona i Comuni di cui poche sono le tracce rimaste, finché nel 1250 Zermeghedo fu interessato dall’attacco di Ezzelino da Romano che in quell’epoca distrusse la vicina Montorso Vicentino.

Questo provocò una grande scossa, tanto che i conti Maltraverso nel 1265 vendettero i comuni di Montebello Vicentino e Zermeghedo alla libera città di Vicenza. Così poté sorgere il libero comune di Zermeghedo che il 23 aprile del 1335 solennemente compilò i suoi Statuti Comunali, uno dei primi Comuni. In questa data, dopo la Messa, sotto il portego della casa di Uguccione fu Olderico si riunirono i 34 capofamiglia convocati “ad sonum tabulae” e alla presenza dei dovuti notai provenienti da Montorso, Grancona e Brendola solennemente stesero gli Statuti del Comune, suddivisi in 67 articoli, tuttora visibili, in ottimo stato di conservazione, presso la Biblioteca Bertoliana di Vicenza. Zermeghedo rimase sempre un paese a popolazione ridottissima, per cui ogni volta che si presentò un governo centralista il paese perse la propria autonomia, e ciò avvenne sia in epoca napoleonica che in epoca fascista.