IL TERRITORIO

Afferiscono alla “Strada del Recioto” 4 comuni: Gambellara, Montebello Vicentino, Montorso Vicentino e Zermeghedo. A seguire una descrizione del territorio:

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COMUNE DI GAMBELLARA:

Superficie 12,89 Kmq.

Abitanti al 1° gennaio 2017: 3.404.

Altitudine 70 m s.l.m.

Altre località: Calderina, Ciron, Fontanelle, Sarmazza, Sorio, Sarmazza, Torri di Confine

Comuni limitrofi: Montebello Vicentino, Montorso Vicentino, Lonigo, San Bonifacio, Monteforte d’Alpone, Roncà, Montecchia di Crosara.

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Origine del nome: non è nota, si sono fatte alcune ipotesi: una la vuole di origine longobarda, con significato di “curvatura”, riferita ad un corso d’acqua; oppure dal verbo “gambinare” che significa abbassare i campi asportando terreno, o ancora dal verbo “sgumbillare”, scavare un fosso.

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Stemma: è rappresentato da uno scudo araldico sormontato da corona turrita, in campo rosso a sinistra con grappolo d’uva d’oro, gambuto e fogliato di verde, e campo azzurro a destra con obelisco risorgimentale sormontato da stella a quattro punte.

L’origine del paese è incerta anche se sicuramente risalente al periodo longobardo, come è documentato dalla località di Sorio la quale, nel VII secolo, rappresentava una fara longobarda. Testimonianze documentarie attendibili nominano il paese di Gambellara intorno al XI secolo quando era presente in loco un munito e ricco castello che costituiva per gli abitanti una valida difesa del confine verso Verona. Il castello fu distrutto il 16 ottobre 1243 dall’esercito di Ezzelino da Romano e non venne più ricostruito. Rimase nel territorio un’unica fortificazione, la torre di Confine, che in epoca segnava il limite dei municipi di Vicenza e Verona che fu bruciata dagli imperiali nella Guerra della Lega di Cambrai (1513). Successivamente sia Gambellara che Sorio, che appartenevano ai Vescovi di Vicenza, nel 1288 furono donati in feudo ad Antonio Giudice di Sarego. Durante la dominazione degli Scaligeri (1311-1387) Gambellara fu aggregata al territorio di Verona ma nel 1390 veniva restituita a Vicenza, seguendone le sorti.

La posizione geografica e quella strategica hanno spesso coinvolto il paese in lotte per questioni di confine, animando anche fra i due centri di Gambellara e Sorio una continua rivalità che ha caratterizzato la loro storia nei secoli. Il periodo risorgimentale vide il territorio di Sorio testimone nella giornata dell’8 aprile 1848 di un tragico fatto d’armi, chiamato comunemente “battaglia di Sorio” che contrappose la forte armata austriaca, al comando del Maggiore Generale Principe di Liechtenstein, alle forze volontarie di giovani universitari, i cosiddetti “crociati”, per via della croce rossa che portavano sul braccio o sul petto, riunite sotto la guida del Generale Marcantonio Sanfermo. Sulle colline che circondano Sorio, oggi, a testimonianza di quel tragico fatto di sangue in cui persero la vita una cinquantina di giovani volontari, rimane un obelisco costruito nel 1868 ad opera dell’architetto Antonio Caregaro Negrin, restaurato nel 1907, che compare anche nello stemma comunale. Infine, per volontà dell’Imperatore Francesco Giuseppe, sotto il dominio austriaco, con Decreto del 23 Marzo 1858 i due comuni vennero riuniti con il nome definitivo di Gambellara, assegnando tale centro al territorio di Vicenza così come si presenta oggi.

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SUGGERIMENTI, LUOGHI D’INTERESSE:

Chiesa di San Pietro in Gambellara: ricostruita il secolo scorso ex – novo.

Chiesetta di San Marco: ha subito diverse ricostruzioni, l’attuale è del XX secolo.

Chiesa di San Giorgio a Sorio: edificata nel 1500.

Palazzo Cera: del XVIII sec., ristrutturato nel 2003 e sede della biblioteca comunale. Le barchesse del palazzo, ristrutturate nel 2012, sono sede del Consorzio Tutela Vini DOC Gambellara nonché dell’Associazione Strada del Recioto.

Museo della Casa Vinicola Zonin.

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COMUNE DI MONTEBELLO VICENTINO:

Superficie 21,43 Kmq.

Abitanti al 1° gennaio 2017: 6551.

Altitudine 53 m s.l.m.

Altre località: Agugliana, Selva, Cà Sordis, Borgo, Mason.

Comuni limitrofi: Brendola, Gambellara, Lonigo, Montecchio Maggiore, Montorso Vicentino, Roncà, Sarego, Zermeghedo.

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Origine del nome: Secondo l’interpretazione più attendibile, ad aureos montes è il nome del centro abitato, che per successive trasformazioni di questa locuzione ne ha mantenuto il significato: Montebello quindi significherebbe proprio bel monte, contrariamente a quanto sostenuto da altri, secondo cui Montebello deriva da mons belli (monte della guerra) non sarebbe tuttavia chiaro a quale guerra avrebbe dovuto riferirsi il nome.

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Stemma: Blasone azzurro con castello di rosso torricellato di tre pezzi merlati alla guelfa, aperto e finestrato piantato su un colle di verde.

La presenza di insediamenti abitati nella zona di Montebello in epoca preromana è testimoniata dal ritrovamento nel suo territorio di alcune tombe di epoca paleoveneta. Successivamente, in età romana, Montebello acquisì una certa importanza perché si trovava lungo la via consolare Postumia che, fin dal 148 a.C. congiungeva Genova ad Aquileia. Dopo il crollo dell’Impero Romano la zona subì via via il dominio dei Goti, dei Longobardi e dei Franchi. In documenti del secolo XI il paese appare possesso dei conti di Maltraverso. Secondo alcuni storici il castello di Montebello, detto dei Maltraverso e di cui rimangono resti sulla collina, fu donato nel 1154 o 1158 da Federico I di Germania ad Alberto Maltraverso assieme al titolo di conte; da altre fonti pare però che la famiglia possedesse il castello già da tempo, per cui il “dono” non sarebbe stato altro che la conferma di una situazione esistente. Durante le lotte medioevali paese e castello furono più volte saccheggiati. Nel secolo XIII passarono entrambi sotto Padova quando questa divenne dominatrice del Vicentino. Tra il 1313 e il 1324 Cangrande della Scala, subentrato ai padovani nel dominio del Vicentino, fece restaurare e rinforzare il castello, che venne smantellato dai veneziani nel ‘500. Il paese seguì poi le sorti di Vicenza. Nel 1796 fu teatro di scontri tra gli eserciti napoleonico e austriaco.

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SUGGERIMENTI, LUOGHI D’INTERESSE:

Il castello: Probabilmente una fortificazione esisteva già in epoca romana, ma notizie più sicure parlano della sua presenza verso il IX-X secolo. Opera di Cangrande della Scala sono il restauro e il rinforzo del castello nel XIV secolo, ultimo lavoro compiuto su di esso. Da allora, è passato di proprietà via via a diversi signori locali, per giungere pressoché in rovina fino ai giorni nostri. Il castello è stato recentemente ristrutturato, ma non è visitabile in quanto di proprietà privata.

Palazzo comunale: la sua loggia Loggia dall’aspetto solenne, costruita nel 1677, conserva le lapidi degli eroi del Risorgimento e dei cittadini illustri

Obelisco di Sorio: cippo del 1868, a ricordo della battaglia risorgimentale di Sorio del 1848 durante la quale 2200 giovani studenti italiani (molti dei quali provenienti dall’Università di Padova), tutti volontari ma male armati e poco organizzati, si scontrarono con 3000 soldati austriaci tra Montebello e Sorio (frazione del confinante comune di Gambellara). La battaglia, che vide prevalere gli austriaci, fece 50 vittime tra i volontari e un numero alto di feriti.

Villa Righi: risale al tardo ‘600.

Villa Baroni: edificata nel 1707, fu assai rimaneggiata verso il 1850.

Chiesa parrocchiale della Vergine Assunta: è nominata nel 1205, riedificata nel 1447 e ricostruita tra il 1776 e il 1791, ebbe la facciata attuale nel 1874. Conserva una scultura lignea del ‘400 raffigurante la “Madonna” e dipinti del Maganza (1556-1630 circa) e di Girolamo Ciesa (secolo XVIII).

Oratorio di San Giovanni Battista: risale al ‘400, ma fu restaurato nel secolo scorso.

Villa Valmarana Zonin: XVIII secolo.

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COMUNE DI MONTORSO VICENTINO:

Superficie 9,29 Kmq

Abitanti al 1° gennaio 2017: 3143.

Altitudine 118 m s.l.m.

Altre località: Bellimadore, Biolo, Casarotto, Cazzanello, Cocco, Corcironda, Darramara, Gorizia, Motti, Pantiere, Ponte Cocco, Roggia Di Mezzo, Roggia Di Sopra, Roggia Di Sotto, San Marcello, Trieste, Valdame Basse, Vallegrande

Comuni limitrofi: Arzignano, Montebello Vicentino, Montecchio Maggiore, Roncà, Zermeghedo

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Origine del nome: Nel Duecento il nome era “Montursium” e nel Trecento Montursio. Deriva probabilmente dal nome proprio romano Ursio o Urso, oppure dal nome del nobile Orso Trissino (discendente dal duca del Friuli) che avrebbe fatto edificare l’antico castello sul Colle Fratta, ora sede del cimitero, attribuendo personalmente il nome “castrum monti ursi”, da cui l’attuale Montorso, al suo maniero. Altri sono propensi a considerare gli orsi come punto di partenza, visto che nei boschi delle colline ne vivevano alcuni.

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Stemma: è costituito da uno scudo d’argento con castello di rosso merlato alla guelfa, murato di nero, sostenente un orso levato e fondato su di una montagna di verde.

Le prime notizie certe riguardanti la comunità di Montorso sono legate all’origine del castello, “fortissimo” secondo il Barbarano, costruito tra il X e il XII secolo sul Colle Fratta. Nel corso della storia, proprio il castello di Montorso si è reso punto focale di alcune alterne vicende, che hanno minato e sconvolto la vita della comunità. Ad esempio, nel 1237 Uguccione Pileo, a quel tempo signore di Montorso, si ribellò all’autorità imperiale, e come conseguenza vi fu l’assedio del castello, durato ben 40 giorni, conclusosi con la resa. Pochi anni dopo, ed esattamente nel 1241, Ezzelino Da Romano volle sedare una volta per tutte il malcontento della signoria locale e, alla testa di un agguerrito esercito, rase al suolo le case, il castello e le torri della famiglia Pilei. Montorso fu saccheggiata altre volte, come nel 1314 dagli Scaligeri, e in questo frangente il maniero venne definitivamente distrutto. Dopo i Pilei, molti altri signori imposero il loro nome e la loro autorità alle genti del luogo; si aggiunsero infatti i Padovani, i Nogarola e, intorno alla metà del quindicesimo secolo, i Da Porto. Montorso seguì poi le sorti di Vicenza con la dedizione (giuramento di fedeltà) a Venezia nel 1404.

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SUGGERIMENTI, LUOGHI D’INTERESSE:

Villa Da Porto – Barbaran:  complesso monumentale, un tempo tra le più sfarzose ville del vicentino. L’edificio è frutto di varie fasi di ristrutturazione, ampliamento e rifacimento effettuate dalla seconda metà del Quattrocento agli inizi del Settecento.

Chiesa di San Marcello: situata sopra il colle di Bellimadore. Eretta dalla comunità nel secolo XV-XVI, ha la tipica struttura delle chiese costruite dopo il Mille: pianta rettangolare e tetto piuttosto basso. L’attuale campaniletto a vela, di epoca recente, sorge sulle fondamenta di un altro campanile più antico.

Vecchia Torre Campanaria: dell’antica chiesa parrocchiale (XIII sec.) che si trovava sul colle della Fratta (dove sorgeva prima il castello dei Pilei) rimane in piedi soltanto la torre campanaria che si osserva all’interno del cimitero, con la rustica canna in sassi bianchi e neri.

Chiesa Parrocchiale di San Biagio: voluta dal rettore del seminario di Vicenza don Giuseppe Dal Pozzolo, eletto alla parrocchia di Montorso nel maggio del 1837, è stata costruita in posizione eminente tra il 1840 e il 1854 ad opera dell’arch. Luigi De Boni. Uno dei più belli esempi di architettura neoclassica del vicentino.

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COMUNE DI ZERMEGHEDO:

Superficie 2,97 Kmq.

Abitanti al 1° gennaio 2017: 1.406

Altitudine 84 m s.l.m.

Altre località: Angeli, Oltrechiampo

Comuni limitrofi: Montebello Vicentino, Montecchio Maggiore, Montorso Vicentino

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Origine del nome: Il nome è di origine longobarda, come testimoniato dalla toponomastica locale, ricca di termini germanici.

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Stemma: scudo diviso orizzontalmente in due parti, la prima di color rosso con due spade d’argento, manicate d’oro, incrociate; la seconda di color azzurro, con raffigurato un bue bianco pezzato di nero, stante su pianura verde

Adagiato sulle ultime propaggini meridionali dei Monti Lessini, subito a nord di Montebello, a sud di Montorso, sulla sinistra della strada provinciale di Val di Chiampo, Zermeghedo è il più piccolo comune per estensione dell’intera Regione Veneto. Zermeghedo sarebbe nata come dislocamento militare dell’armata del re Alboino, posto a difesa della Via Postumia contro eventuali attacchi provenienti da Nord. Re Alboino, ex mercenario dell’esercito Romano d’Oriente, a capo di una massa di uomini, in gran parte Longobardi, convertitosi al Cristianesimo, forse per motivi politici, iniziò il suo lungo cammino, seguito dalla sua gente. Entrò nel Friuli, percorrendo la statale Postumia, mettendosi ai lati della strada forti capisaldi (fare) destinati a favorire la via di fuga in caso di necessità e ad assicurare i rifornimenti. Una di queste fare fu appunto Zermeghedo costituitasi nel 568 circa, baluardo di difesa a nord contro l’insediamento romano di Arx Janii (Arzignano). Nell’ Ottocento Zermeghedo passò sotto la dominazione dei Franchi succeduti ai Longobardi. Dopo il Mille si svilupparono nella zona i Comuni di cui poche sono le tracce rimaste, finché nel 1250 Zermeghedo fu interessato dall’attacco di Ezzelino da Romano che in quell’epoca distrusse la vicina Montorso Vicentino. Questo provocò una grande scossa, tanto che i conti Maltraverso nel 1265 vendettero i comuni di Montebello Vicentino e Zermeghedo alla libera città di Vicenza. Così poté sorgere il libero comune di Zermeghedo che il 23 aprile del 1335 solennemente compilò i suoi Statuti Comunali, uno dei primi Comuni. In questa data, dopo la Messa, sotto il portego della casa di Uguccione fu Olderico si riunirono i 34 capofamiglia convocati “ad sonum tabulae” e alla presenza dei dovuti notai provenienti da Montorso, Grancona e Brendola solennemente stesero gli Statuti del Comune, suddivisi in 67 articoli, tuttora visibili, in ottimo stato di conservazione, presso la Biblioteca Bertoliana di Vicenza. Zermeghedo rimase sempre un paese a popolazione ridottissima, per cui ogni volta che si presentò un governo centralista il paese perse la propria autonomia, e ciò avvenne sia in epoca napoleonica che in epoca fascista.

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SUGGERIMENTI, LUOGHI D’INTERESSE:

La chiesa parrocchiale dedicata a S. Michele Arcangelo:  di probabile origine longobarda. Un tempo cappella della pieve di Montebello, divenne parrocchia intorno al XIII secolo, come risulta dalle «Rationes decimarum» La chiesa attuale risale al periodo compreso tra il 1906 e il 1914, sita in un luogo incantevole e di sicuro interesse architettonico ed artistico

Piazza Regaù: vi si possono ammirare le tre grazie e lo stemma dell’omonima famiglia, il piazzale della chiesa con l’Allegoria della vita e i Capitelli prodotti in materiale povero.

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